Luca Gemma - Saluti da Venus
(ponderosa - 2004)
di Pierluigi Lucadei
E’ davvero una piacevolissima sorpresa l’esordio solista di Luca Gemma, voce e autore, negli anni Novanta, dei Rossomaltese. “Saluti da Venus” è composto da undici pezzi che si lasciano amare per la freschezza degli arrangiamenti, per le trovate di testi mai banali e per la semplicità di fondo che caratterizza in modo positivo un personalissimo percorso all’interno della canzone d’autore. “Verresti a sopravvivere con me?”, posta in apertura, mette subito le carte in tavola, puntando sull’ironia e su una malinconia surreale che fa dire la verità-nient-altro-che-la-verità (“io prometto/acqua fresca nel bicchiere/le mie mani sul tuo sedere/100mila baci almeno quando è la tua festa/non è niente di speciale/ma ti chiedo appuntamento/vieni al ponte degli amanti/che ti dico cosa ho in mente”). In “Fiorista triste” Gemma immagina fiori strani, rose blu, margherite nere, viole verdi, come frutti mostruosi nella sera dell’amore, mentre ne “La canzone dei desideri” si diverte a desiderare follie che, sa già da subito, non si avvereranno mai. Ma è nella parte finale del disco che si affollano gli episodi migliori: gli ultimi tre brani sono gioielli intimisti da incorniciare, quel genere di canzoni che non puoi ascoltare senza sentirti, ogni volta, rigenerato. “Confesso”, autoritratto agrodolce, e “Il rumore dell’amore”, poesia minima arricchita dagli scratch di Massimiliano Chiappa e dall’armonica dello stesso Gemma, guidano le emozioni verso il gran finale: “Pensiero limpido”, piano e voce, è un’emozione vera (“è un lunedì di fine gennaio/fuori fa freddo e io penso a te/desiderare cose belle/è giusto ed è scritto da sempre sulla nostra pelle/sembrano frasi per fare la rima/ma è solo per dirti che l’amore continua/e in mezzo alla mia confusione/guardarti mi rende felice e un po’ meno coglione”). Non poteva esserci chiusura migliore per un debutto riuscito da tutti i punti di vista. Un po’ Niccolò Fabi, un po’ Luigi Tenco, un po’ Pacifico (compagno nei Rossomaltese), Luca Gemma ha fatto un disco che, come si dice, lascia il segno. A meno che non si commetta lo sbaglio di lasciarselo sfuggire.